
Finalmente trovo un secondo per scrivere di nuovo qualcosa qui sopra, e visto che proprio stasera sono apparse online le foto della serata di venerdì scorso è proprio il caso che scriva del Punk Goes Acoustic.
Mesi fa, dicembre per la precisione, Andrea Rock decise di arruolare tutti gli amici punk rockers per una serata al Rock’N'Roll di Milano in cui, con la scusa (e sottolineo scusa) di festeggiare il Natale, tutti avrebbero suonato solo ed esclusivamente cover punk (appunto) in versione acustica.
Manco a dirlo, la serata fu indimenticabile: immaginate un manipolo di amici ventenni tendenti chi più chi meno verso i trenta che si ritrovano per strimpellare i tre o quattro accordi delle canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla loro adolescenza, per bere quelle duetrequattrodieci birre e fare la solita cagnara, e probabilmente ancora non ci siete neanche lontanamente vicini.
Alla fine, andò talmente bene che si decise di replicare: due mesi più tardi, sempre al Rock’N'Roll e sempre con la solita cricca, va in scena il Punk Goes Acoustic 2. Indovinate un po’? Altra serata da archiviare alla voce “Da raccontare ai miei nipoti”.
A questo punto, che fai? Ti fermi? Venerdì scorso, a questo giro il palco è quello del TNT Club: è la volta del Punk Goes Acoustic 3. Qualche faccia nuova, molti che ormai si possono invece definire abituè, e la stessa, collaudata formula: chitarre acustiche, birra, amici e del fottuto punk rock!
Potrei spendere molte parole per raccontarvi le sensazioni che lascia una serata in cui passi dal cantare la tua canzone preferita di sempre accompagnato da un amico di lunghissima data, al suonare una canzone (tanto per cambiare sempre della tua band preferita) con i Finley, al vedere altre band di amici come Le Club Noir, 4th’n'Goal, Jack Jaselli & the Great Vibes Foundation, The Wetdogs (giusto per citare i primi che mi sono venuti in mente) che assieme a te tornano 16enni per 3 minuti scarsi ogni volta che qualcuno, loro inclusi, attacca con un’altra canzone. Potrei, ma tanto non riuscirei a farvi capire cosa si prova ad esserne parte.
E allora tanto vale che faccia parlare Frank Turner, uno che di punk rock e chitarre acustiche ne sa qualcosa:
“Because the only thing that punk rock should ever really mean
is not sitting round and waiting for the lights to go green
and not thinking that you’re better because you’re stood up on a stage
If you’re oh so fucking different then who cares what you have to say?
And there’s no such thing as rock stars, there’s just people who play music
and some of them are just like us, and some of them are dicks
So quick, turn off your stereo, pick up that pen and paper
you could do much better than some half-arsed skinny English country singer”
E fossi in voi, dovesse capitarvi prossimamente di leggere in giro “Punk Goes Acoustic 4″, ci farei un pensierino.


